Fibre vegetali, ceramica e coltelli: artigianato in Abruzzo

L'artigianato racconta la vita e l'attività delle comunità e nasce da tradizioni secolari. L'uomo ha preso, utilizzato, modellato, trasformato quello che la natura gli offriva: pietra, legno, lana, metalli, cuoio. Necessità, fantasia, tenacia, e il tempo non scandito da orologi: l'uomo ha dato forma ai materiali. Ha realizzato utensili, oggetti, gioielli di bellezza e magia.

Nel tempo l’ingegno dei maestri artigiani è esplosa in un inno a quella natura che aveva cullato l'uomo. Strettamente legato alla cultura della regione, in molti casi l'artigianato abruzzese è la conseguente derivazione di quella attività pastorale, che per secoli è stata alla base dell'economia dei paesi della montagna. Così tutto ciò che la natura poteva facilmente mettere a disposizione veniva lavorato e trattato dando vita a volte a vere creazioni o piccoli capolavori.

In altri casi esso è nato dall'innesto di altre culture e prodotto dai rapporti mediati con altri popoli, dai contatti stabiliti con esperte maestranze. Esperti maestri sono riusciti a salvare un patrimonio di esperienza, di tecnica e qualità, facendo rivivere gli oggetti più belli dell'antica tradizione artigiana, la cui eredità è tuttora esistente in Abruzzo.

 

Fibre Vegetali

Alcune ceste in viminiNella società contadina di un tempo, quando i momenti essenziali della giornata erano scanditi dai rintocchi delle campane delle chiese, il vivere quotidiano ripeteva, come in un rituale, gesti e usanze consolidate. Nei lavori di casa e in quelli nei campi donne e uomini si servivano di utensili che gli anziani realizzavano a mano con l'impiego dei materiali più semplici e naturali.

Anche l'arte dell'intreccio racconta le necessità, la fantasia e l'ingegno dell'uomo. Gli utensili-oggetti nascevano dal lavoro delle mani e davano colore alle cose di ogni giorno. Un tempo nelle case c'era un cesto diverso per ogni attività: per la raccolta, il trasporto e la conservazione delle olive, l'uva e i cereali, per i legumi. Ancora vive il ricordo delle donne, agili e forti, con la coscena in testa che portavano cibo a mezzogiorno ai braccianti nei campi. E la fuscella di giunco era il naturale contenitore per la ricotta calda e il formaggio fresco. Un cesto di vimini s'usava per trasferire a casa di parenti le vivande del conforto in occasione di un lutto.

In primavera con la potatura degli alberi si raccoglievano i vimini che poi servivano per la lavorazione dei canestri. Per facilitare l'intrecciatura si prendevano solo i rami più flessibili. Importante era la maestria del canestraio che per la realizzazione usava circa una giornata.
Mani nodose ed esperte realizzavano scope, battipanni, sgabelli, sedie e tante cose ancora.

Sì, un tempo l'attività d'intrecciare paglia, vimini, rami di salice e polloni d'olivo, canne e piante palustri, era molto praticata e forniva strumenti necessari per le attività contadine e per i bisogni dell'economia domestica.

L'arte dell'intreccio delle fibre vegetali ha subìto una forte diminuzione a seguito dell'impiego di nuovi materiali, ma in alcuni centri agricoli e montani dell'Abruzzo è ancora attuale. Il prodotto di questa attività rappresenta un'opportunità d'acquisto ricercata ed è molto apprezzato dal turista.

Alcuni centri dove l'attività continua:

San Vincenzo Valle Roveto (AQ)
Gissi (Ch)
Basciano (TE)
Penna S. Andrea (TE)
Valle Castellana (TE)

 

Ceramica e coltelli

Il soffitto maiolicato di San Donato, CastelliLa maiolica, produzione tipica di molti paesi d'Abruzzo sin dal Medioevo, ha la sua capitale in Castelli, il piccolo borgo sul versante settentrionale del Parco Nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, che è stato per secoli uno dei più importanti centri di produzione d'Europa. I suoi pezzi rinascimentali e barocchi, un tempo ricercati e bramati dalle principali corti principesche d'Europa, arricchiscono oggi le collezioni dei più importanti musei del mondo.

La fama di Castelli può ben dirsi unica proprio per l'alto valore artistico e culturale raggiunto. A introdurre intorno al XII secolo quest'arte probabilmente furono i monaci benedettini, primi feudatari della Valle Siciliana, e che successivamente insegnarono agli abitanti del paese ad utilizzare l'argilla, una risorsa di questa terra, per realizzare oggetti di ceramica. Appena sopra il paese si trova il Convento dei Minori Osservanti, che ospita il Museo della Ceramica dove si conservano alcuni interessanti oggetti della scuola delle famiglie Grue, Gentile e Cappelletti.

A Castelli ha sede l'Istituto Statale d'Arte per la Ceramica, una scuola specializzata per l'apprendimento di quest'arte e delle sue tecniche di produzione.

Altri comuni in Abruzzo che vantano una tradizione nel settore e che forniscono un contributo popolare importante sono:

Rapino - Lanciano - Vasto - Campli (la produzione dei vasai di Nocella).

La produzione di coltelli trova il centro di eccellenza in Loreto Aprutino, comune in provincia di Pescara. Una tradizione nata circa un secolo fa quando alcuni fabbri, per risolvere la crisi che minacciava la loro attività, pensarono bene di avviare questa lavorazione. I coltelli, che presentano una perfetta affilatura, vengono prodotti a mano con utilizzo dell'acciaio.

La tradizione voleva che per i manici si utilizzasse l'osso e per le lame il ferro e se il prodotto era di valore veniva arricchito anche con l'incisione del manico.